Oggigiorno, nella società in cui viviamo, votata all’online ed al digitale, la nostra identità virtuale si ritrova sfaccettata in un’infinità di account online: Social, E-commerce, Posta elettronica, Banche e tutta quell’infinità di siti che consultiamo periodicamente di nostro interesse. Proteggere la nostra identità e i nostri dati sensibili che produciamo in modo volontario (e non) è quindi fondamentale, e tra le prime linee di difesa, abbiamo sicuramente la password.

Purtroppo, però la maggior parte delle persone utilizza password deboli e facilmente intuibili.

Gli esperti di sicurezza informatica ed i ricercatori hanno quindi svolto uno studio di recente, che si è concluso rivelando i seguenti risultati riportati nella tabella:

 

  • La password più comunemente hackerata è “123456” apparsa 37.615.252 volte nel corso di violazioni di dati. Nonostante ciò, rimane lo stesso la password più popolare in tutto il mondo, utilizzata complessivamente oltre 4,5 milioni di volte.
  • Le prime 10 password più diffuse in Italia e nel Mondo includono sequenze numeriche semplici, oppure, nomi comuni e parole intuitive come “password”.

 Difatti, la metà delle parole più comunemente hackerate sono costituite da semplici combinazioni di numeri, tra cui “111111” (vista 4,9 milioni di volte in violazioni), “123123” (3,6 milioni) e “666666” (1,5 milioni).

  • Oltre il 50% delle persone utilizza la stessa password per più account. Per cui, un Hacker, nel momento in cui individua una breccia legata ad un sito, potrebbe passare in rassegna altre diverse possibili piattaforme di nostro interesse, mettendoci esponenzialmente a rischio.

Tutte queste abitudini poco responsabili e poco consapevoli delle conseguenze sui propri dati, mettono a rischio la sicurezza di informazioni personali e finanziarie, rendendo gli utenti vulnerabili ad attacchi molteplici e furti di identità.

Tuttavia, dato che mediamente una persona deve ricordare dalle 70 alle 80 password, può essere forte la tentazione di ricorrere all’utilizzo di password semplici e facili da ricordare. Ad ogni modo, anche se questo potrebbe far sembrare sulla carta più semplice il processo, allo stesso tempo rende le persone più vulnerabili.

Ogni anno, si verificano infatti oltre 4 miliardi di violazioni di dati e il costo medio di una violazione per le aziende è di oltre 3,8 milioni di dollari ed Il 70% delle violazioni di dati è causato da password deboli.

La sicurezza digitale è così una responsabilità individuale, ma in parte anche condivisa. E, con un po’ di attenzione e consapevolezza, impegnandoci collettivamente a livello personale, professionale e attraverso un adeguato supporto istituzionale, possiamo proteggerci dai cybercriminali e tutelare i nostri dati personali e professionali, rendendo internet un luogo più sicuro, insieme.